Il Sistema Preventivo: metodologia pedagogica e spiritualità

Un approccio pedagogico continuamente rinnovato

Siamo convinti che il principale apporto al cambiamento del mondo per l’avvento del Regno è l’impegno per l’educazione. “Non c’è dubbio, come affermava Giovanni Paolo II, che il fatto culturale primo e fondamentale è l’uomo spiritualmente maturo, cioè l’uomo pienamente educato, l’uomo capace di educare se stesso e di educare gli altri”. Il contributo originale che possiamo offrire alla causa dell’educa-zione si chiama Sistema Preventivo.

Esso mostra la sua permanente vitalità nel saper rispondere alle sfide più diverse. Nelle molteplici situa-zioni in cui si trova ad operare, esso abbisogna di continua ricomprensione. Elemento essenziale di tale novità è la condivisione tra salesiani SDB, laici adulti e giovani di una prassi educativa pastorale sempre in dialogo con le acquisizioni delle scienze e con i diversi contesti in cui operiamo.

Elementi centrali del Sistema Preventivo

Conoscere il Sistema preventivo: esso rappresenta il condensato della saggezza pedagogica di Don Bosco e costituisce il messaggio profetico che ha lasciato ai suoi eredi e a tutta la Chiesa.

Per garantire fedeltà e fecondità a questa esperienza spirituale ed educativa occorre riconsiderare le intuizioni originali di Don Bosco. Egli è convinto che “questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, religione e sopra l’amorevolezza”. Ragione, religione e amorevolezza sono oggi, più di ieri, elementi indispensabili all’azione educativa e fermenti preziosi per dar vita ad una società più umana, in risposta alle attese delle nuove generazioni.

a) Ragione

Nel pensiero di Don Bosco ragione è sinonimo di ragionevolezza e persuasione, viste in opposizione a costrizione e imposizione. Essa aiuta a valutare tutte le cose con senso critico e a scoprire il valore autentico delle realtà terrene, rispettandone l’autonomia e la dignità secolare. Abilita a scoprire e condividere il grande sforzo dell’uomo, nell’incessante e faticoso processo di personalizzazione e di socializza-zione.

Ragione sottolinea i valori dell’umanesimo cristiano, quali la ricerca di senso, il lavoro, lo studio, l’amici-zia, l’allegria, la pietà, la libertà non disgiunta da responsabilità, l’armonia tra saggezza umana e sapienza cristiana.

Più a fatti che a parole Don Bosco ci ha mostrato che, alla radice del suo sistema educativo, c’è un soli-do umanesimo ed un genuino apprezzamento delle realtà creaturali. Ciò fa del Sistema Preventivo un sistema aperto, ricco di speranza nell’uomo, capace di fare i conti con le diverse situazioni culturali. Comporta perciò un’attenzione particolare ai contesti, una previa lettura della situazione dei giovani e una articolazione degli interventi educativi

b) Religione

La religione, intesa come fede accolta e corrisposta, rappresenta il punto di incrocio fra il Mistero di Dio e il mistero dell’uomo, legato alla fragilità della sua storia e della sua cultura, ma anche sollecitato dalla sicura chiamata di Dio. La coscienza di una tale realtà ci invita ad imitare la pazienza di Dio, in-contrando giovani e laici “al punto in cui si trova la loro libertà”.

Religione significa fare spazio alla Grazia che salva, coltivare il desiderio di Dio, favorire l’incontro con Cristo Signore in quanto offre un senso pieno alla vita ed una risposta alla sete di felicità, inserirsi progressivamente nella vita e nella missione della Chiesa.

Se da una parte dobbiamo riconoscere che la terra di missione si è estesa ad ogni parte del mondo, dall’altra dobbiamo essere pronti ad imboccare cammini di educazione alla fede mirati e graduali.

Nei contesti cristiani è ancora possibile realizzare il Sistema Preventivo con una certa pienezza ed aiutare fedeli laici adulti e giovani a scoprire il Volto di Gesù. L’ascolto e l’annuncio della Parola, la celebrazione dei sacramenti e specialmente dell’Eucaristia e delle Penitenza, l’impegno della carità e della testimonianza, la felicità di vivere sotto lo sguardo di un Padre amoroso sono ancora mete educative possibili e da proporre senza troppe timidezze.

Nei contesti secolarizzati, dove la cultura sembra muta ed incapace di parlare del Padre di Gesù Cri-sto, occorrerà educare le invocazioni di trascendenza e le grandi domande di senso poste dalla vita e dalla morte, dal dolore e dall’amore, senza nascondere il raggio di luce che a noi viene dalla nostra fede.

Nei contesti delle grandi religioni monoteistiche e di quelle tradizionali, il primo dialogo educativo sarà coi laici più vicini per riconoscere insieme a loro la grazia presente in esse, incoraggiare il desiderio di preghiera e valorizzare i frammenti di Vangelo e di sapienza educativa presenti nella cultura, nella vita, nella esperienza dei giovani.

Spesso ci troviamo ad operare con giovani e laici, con uomini e donne di buona volontà che non mani-festano una esplicita appartenenza religiosa. Allora il Sistema Preventivo ci muove a ricercare ed accogliere la scintilla di verità deposta nel cuore d’ognuno, a promuovere quel “dialogo di vita” – specie “nella sollecitudine per la vita umana” e nella “promozione della dignità della donna”- “che prepara la via ad una condivisione più profonda”.

 

  1. c) Amorevolezza

 

Amorevolezza esprime la necessità che, per avviare un’efficace relazione educativa, i giovani non solo siano amati, ma conoscano di essere amati; è un particolare stile di rapporti ed è un voler bene che risveglia le energie del cuore giovanile e le fa maturare fino all’oblatività.

Essa si esprime come accoglienza incondizionata, rapporto costruttivo e propositivo, condivisione di gioie e di dolori, capacità di tradurre in “segni” l’amore educativo.

Esprime anche quella carità pastorale che promuove nuova cultura educativa “offrendo uno specifico contributo alle iniziative degli altri educatori ed educatrici”. Abbiamo un dovere esplicito di cercare le vie e i modi migliori per trapiantare la genialità di don Bosco nella vita pubblica, nel mondo della cultura, della politica, della vita sociale. Essa potrà allora dare vita a quella nuova educazione, che apre la strada alla nuova evangelizzazione.

Con speciale attenzione occorrerà studiare strategie per consegnare il sistema preventivo alle famiglie, aiutandole a illuminare le aspirazioni e i problemi di oggi, a creare un ambiente di allegria, dialogo e solidarietà, trasformandole così in autentiche “chiese domestiche”.

 

 

Il Sistema Preventivo è anche spiritualità

Vi sono elementi di spiritualità comuni per tutti i gruppi della Famiglia Salesiana; essi si ispirano tutti a Don Bosco, che è il fondatore dei Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice insieme a Madre Mazzarello, Salesiani Cooperatori e Associazione di Maria Ausiliatrice; per gli altri gruppi essi si riferiscono ai fon-datori propri. Tali elementi sono enucleati nella “Carta di identità della Famiglia Salesiana”, che è da conoscere e approfondire, perché costituisce il riferimento per la nostra spiritualità di comunione e per la nostra formazione alla comunione.

Non dimentichiamo che il Sistema Preventivo è una espressione e traduzione concreta di questa spiritualità comune. Esso ci ricollega all’anima, agli atteggiamenti e alle scelte evangeliche di Don Bosco. La «genialità» del suo spirito è legata alla attuazione del Sistema Preventivo. Un sistema riuscito, che è modello e ispirazione per quanti oggi sono impegnati nell’educazione nei diversi continenti, in contesti multiculturali e plurireligiosi. Un modello che chiede a tutti una continua riflessione per favorire sempre di più la centralità dei giovani come destinatari e protagonisti della missione salesiana.

La pratica del Sistema Preventivo ci porta al centro della spiritualità salesiana, che è la carità pastorale. Essa è stata vissuta da Don Bosco come ricerca della «gloria di Dio e salvezza delle anime» e si è fatta per lui preghiera e programma di vita nel da mihi animas, cetera tolle. È una carità che ha bisogno di alimentarsi con la preghiera e fondarsi su di essa, guardando al Cuore di Cristo, imitando il Buon Pasto-re, meditando la Sacra Scrittura, vivendo l’Eucaristia, dando spazio alla preghiera personale, assumendo la mentalità del servizio ai giovani. È una carità che si traduce e si rende visibile in gesti concreti di vicinanza, affetto, lavoro, dedizione. Assumiamo il Sistema Preventivo come esperienza spirituale e non solo come proposta di evangelizzazione e metodologia pedagogica; esso trova la sua sorgente nella carità di Dio che «previene ogni creatura con la sua Provvidenza, l’accompagna con la sua presenza e la salva donando la vita»; esso ci dispone ad accogliere Dio nei giovani e ci chiama a servirlo in loro, riconoscendone la dignità, rinnovando la fiducia nelle loro risorse di be-ne ed educandoli alla pienezza di vita.

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